C’è “qualcosa” che mi manca.

 Veronica, 28 anni, traduttrice.

 

Da dove vieni?

Sono siciliana, vengo da Nissoria, un piccolo paese in provincia di Enna.

Come mai sei venuta a Colonia?

A me la Germania è sempre piaciuta, sono stata sempre affascinata dalla sua letteratura e mi piace anche la lingua. Sì, lo so, sembrerà strano ai più ma io la trovo bellissima. Così fu una scelta naturale fare il mio periodo Erasmus in Germania, precisamente a Mainz.

E da Mainz sei venuta a Colonia

No, no, poi sono tornata in Italia, mi sono laureata e quando il mio ragazzo ha deciso di venire qua in cerca di lavoro è stato quasi naturale prendere la decisione di seguirlo. E così, eccomi a Colonia.

Cosa ti piace della Germania?

Tutto! Mi piace come dicevo la lingua, la cultura, il modo di vivere, come è organizzata la società. Qua c’è il rispetto della persona. Mi sono sentita accolta, ho ricevuto aiuto e non mi sono mai sentita un’estranea.

C’è qualcosa che non ti piace?

Più che qualcosa che non mi piace in realtà c’è “qualcosa” che mi manca.

Cosa?

La leggerezza di noi italiani. A volte mi pesa. Qua non esiste per esempio. Tutto deve essere organizzato e pianificato! Non mi riferisco solo al mondo del lavoro, dove è anche comprensibile, ma ai rapporti sociali. Non esiste che chiami qualcuno e gli dici: «passo a prendermi un caffè». Sia mai! Devi almeno inserirlo in calendario con almeno due mesi di programmazione…

Che ne pensi di Colonia?

Di Colonia avevo un’idea per nulla positiva, c’ero stata per mezza giornata quando vivevo a Mainz e all’epoca mi era sembrata triste, pesante, una città industriale. Poi vivendoci l’ho “scoperta”. Colonia la devi vivere in tutti i suoi “angoli”. Mi piace la vita di quartiere, gli abitanti sono socievoli. Dove vivo io ormai conosco quasi tutti e tutti conoscono me. Certo, non si arriva ai livelli siculi dove i vicini ti entrano quasi in casa… però ci sto bene. A volte ti scontri con la mentalità, ma va bene.

Che tipo di “scontri”?

Nulla di che, come dicevo prima quel rispetto della forma che a volte diventa superfluo e quasi stucchevole. Ti racconto un episodio così sarò più chiara. Dove viviamo io e il mio ragazzo c’è un giardino, in cui c’era una meravigliosa pianta di Bambù. Un giorno arrivano gli operai del proprietario di casa che tagliano la pianta senza averci avvisati, solo perché questa dava fastidio a un vicino, il quale a sua volta si era rivolto ai suoi avvocati! Ma dico io, il vicino non poteva chiamarci e parlarne di persona con noi, invece di rivolgersi alle “autorità”? Ecco, questo formalismo a volte mi pesa.

Progetti per il futuro? Pensi di rimanere qua?

Per adesso sì. Voglio continuare a lavorare e a far crescere la mia attività e il progetto Parolabis, ossia un team di traduttrici che ho fondato poco più di un anno fa insieme alla mia collega e amica Silvia Cancedda. Il nostro obiettivo è proprio quello di creare una rete di traduttrici che collaborano tra loro nonostante la lontananza fisica (lei ad es. vive a Torino). Inoltre, mi sto anche impegnando per lavorare come traduttrice legale al Tribunale di Colonia.

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Un pensiero su “C’è “qualcosa” che mi manca.

  1. Brava brava brava!! Carissima compaesana e’ proprio una bella intervista e con le risposte che hai dato mi rispecchio in tantissime cose,essendo che ho vissuto pure io per ben 10 anni mi associo a tutto quello che in modo chiaro e semplice hai detto. A presto e un grande abbraccio e baciuzzu dalla tua bedda Sicilia

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