Non era la prima volta, no.

Da un paio di mesi con le mie amiche usciamo spesso a ballare i venerdì, anche se sono pochi i luoghi a Santiago del Cile dove si possa ascoltare musica dal vivo, per poi ballare ascoltando qualche DJ. Il posto conserva ancora il suo vecchio nome però, dicono, abbia perso la sua vecchia illegalità e gli strani personaggi di una volta. Ha cambiato indirizzo e pubblico, ma anche oggi si può fumare dentro, in una zona speciale, puoi bere a buon mercato e farti una canna se non dai troppo nell’occhio. Insomma, andiamo là perché nonostante i tempi e i corpi che cambiano, ci sentiamo un po’ a casa, ci conoscono ed entriamo gratis. Però, come sempre, abbiamo fatto anche la “previa”; quel momento d’incontro che raduna forze, anime e alcool per arrivare sorridente al midollo della serata, sempre dopo le 24. La previa, come accade spesso, l’abbiamo fatto a casa di un nostro amico spagnolo, uno dei tantissimi che sono arrivati negli ultimi anni in questa città, cercando a un po’ di lavoro e futuro. È vero, con loro ci sentiamo a nostro agio, europei con una idea simile di divertimento e di relax, mentre aspettiamo insieme che “le cose” migliorino.
Arriviamo in pieno concerto, il locale è pieno, però non si fa fatica a trovare un posto a meno di un metro dal palco. È sempre emozionante. La console del DJ, ti fa ballare. Balli, balli e balli. La gente c’è, ed è strano vedere che la maggior parte guarda il cellulare. Qualcuno si avvicina per ballare insieme a te, tu ballerai al tuo ritmo, fino a quando si avvicinerà troppo e ti sposterai nuovamente. Non è semplice trovare l’equilibrio tra esserci ed esporsi. Un drink, una sigaretta, qualche chiacchierata, urlata o gesticolata.

IMG-20150508-WA0004

Torni, balli, fumi, balli, ridi e ti sposti. Decidi di cambiare il ritmo delle cose e ti avvicini a uno che è stato tutta la sera seduto sul bancone, nella stessa posizione. Curiosità e attrazione. Lo inviti a lasciarsi disturbare, per qualche minuto, a provare a ballare. Si può fare. Si finisce col ridere e sorridere più del previsto. Ti senti a tuo agio. Si balla bene insieme, si parla e si gioca. Si sta bene così. Il locale comincia a chiudere.
Andiamo a fare l’after, a proseguire da qualche altro locale, questa volta davvero clandestino, che sfidi gli orari di chiusura stabiliti. Le ore passano insieme all’allegro e carino neo conosciuto, insieme a tutti. La mattina arriva e la fame ci porta al Mercado Central; destinazione di pesce a buon mercato sin dall’alba. Andiamo da soli e soli incontriamo la mattina.

           IMG-20150508-WA0002                       IMG-20150508-WA0006

Questa non è Roma né Palermo e quando hai fame alle sei del mattino ti manca il calzone o la pizza. Ti accontenti con la empanada, versione creola ripiena di quel che c’è, mai un granché. Lui lo sa, anche lui ha vissuto in Italia, parliamo e ridiamo di quel che abbiamo visto e vissuto. A quel punto accompagniamo il cibo all’acqua e anche la conversazione diventa più chiara. Si sta bene. Non mancano le parole sincere né i baci rubati, non mancano gli abbracci, né le mani sulle mani, né gli sguardi complici. Si sta bene. Che facciamo? Adulti consapevoli ci confessiamo attratti, fisicamente coinvolti. Ti rapisco, portami via, andiamo a casa tua… Però aspetta, vorrei sapere solo una cosa. Mi chiederai il numero di telefono? No, risponde lui, voglio tutto da te, tranne il tuo numero, né ora né dopo.
Il presente tanto immediato svanisce in un attimo. Un bacio sincero, un addio e il taxi, a buon mercato, a Santiago arriva sempre, anche quando non lo chiami con un click dal cellulare, come puoi fare sempre. No, non era la prima volta, succede spesso.

 

Facebooktwitterredditpinterestmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.