Piazza Italia

Plaza Italia, ironica sorte.
Ogni mattina, alle 6:55, penso a te e sei il mio unico pensiero. È lì che devo essere alle 7:03, ma sono lontana ancora quattro stazioni dalla metro Baquedano, che è vicina. Piazza Italia è il centro fisico di Santiago e dunque, ahimè, del Cile. È lo spartiacque fra tre municipi e del classismo nostrale che impregna tutto, sfamando l’inarrestabile speculazione edilizia. Come una lama divide Santiago, da Plaza Italia verso la cordigliera tutto è sù, più caro, più ordinato, più snob; pa’ abajo è popolare, brutto e caotico, è giù. Ma è ancora il luogo d’incontro per antonomasia, di raduno per la manifestazioni pubbliche, per le proteste e degli incontri, più o meno fugaci. Se c’è da dire qualcosa, lo fai lì. Se vuoi conoscere il Cile, osservala. Piazza importante, storica e simbolica, che non dimentica il suo passato e ancora oggi, come sotto la dittatura, mette in mostra la polizia antisommossa, appostata sempre lì, immancabile. Perché lì può sempre succedere qualcosa. Il tempo lì sembra essersi fermato, mentre le persone corrono sempre di fretta, contando i minuti.

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Al buio, ogni mattina, proprio a Piazza Italia decine di autobus aziendali prendono lavoratori e operai per portarli fino alle fabbriche concentrate nella periferia nord di Santiago, la zona più inquinata, a 17 chilometri dalla città. Lì siamo in tanti a lavorare, 540 industrie in pochi chilometri quadri. Fino là andiamo tutti insieme sulle uniche due vie di accesso, le strade statali, la Ruta 5 e l’Americo Vespucci. È ancora buio e il bus si avvia per quelle strade a tre corsie che percorse in silenzio il triste viaggio. Tutti dormono. Molti di loro salgono alle 6, mentre chi sale a Plaza Italia, l’ultima fermata, no. Si rimane incantati a guardare le lunghe file di lucine rosse ferme, frecce gialle e di nuovo le lucci rosse, tante, migliaia che camminano a passo d’uomo con noi, tristi dentro, ogni mattina. Sì, “c’è traffico”, specie all’incrocio con la Americo Vespucci. Le macchine sono tante, sempre, troppe le auto che si auto-bloccano.

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Sorrido. Ricordo Troisi e Benigni, ripenso al tassista che commenta il “vero” problema di Palermo. Non ci resta che piangere. Penso a Roma, al Raccordo Anulare i venerdì di pioggia o di sciopero, ai blocchi dei mercoledì, penso al traffico e come non pensare all’Italia. Ma sono a Santiago. La piazza in Cile è Plaza Italia, per l’Italia una perfetta sconosciuta. Adesso forse un po’meno.

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